Mundus Imaginalis sta lavorando a un progetto sull'opera di Elémire Zolla, con la collaborazione di Grazia Marchianò. Su Zolla si è tenuto recentemente un convegno a Pietrarubbia, in provincia di Urbino.
25 giugno 2008
Elémire Zolla
Mundus Imaginalis sta lavorando a un progetto sull'opera di Elémire Zolla, con la collaborazione di Grazia Marchianò. Su Zolla si è tenuto recentemente un convegno a Pietrarubbia, in provincia di Urbino.
02 maggio 2008
Stefano Faravelli
Mundus Imaginalis sta lavorando alla realizzazione di un DVD di presentazione dell'opera dell'artista torinese Stefano Faravelli, pittore e filosofo, con profonda conoscenza delle tradizioni orientali e occidentali. Questa doppia vocazione di peintre-savant lo orienta verso il carnet di viaggio: nel 1994 esce Sindh Quaderno indiano, raccolta di acquerelli realizzati in India nel corso di un viaggio di tre mesi. Nel 2001 pubblica Nel regno di mezzo, raccolta di acquerelli realizzati in Cina. Nell’autunno 2004 realizza un carnet di viaggio sul Mali, che gli permette di conseguire il primo premio alla Biennale del Carnet du Voyage di Clermont-Ferrand. Il libro è edito in Francia da Gallimard, con presentazione di Daniel Picouly, e in Italia da EDT, introdotto dal grande musicista ‘Ali FarkaTourè. L'ultimo suo lavoro, frutto di un nuovo viaggio in India, è stato pubblicato nel 2007 da EDT col titolo Per vedere l'elefante. (immagine tratta dal sito di Stefano Faravelli - www.stefanofaravelli.it)
24 aprile 2007
Il sufismo e il Mondo Immaginale
Mercoledì 16 maggio alle ore 21 si terrà, presso il salone incontri della Libreria "L'Ultimo dei Templari", a Torino in via San Massimo 44, una conferenza dal titolo "I sette gradi dell'Essere - Il Sufismo e il Mondo Immaginale", tenuta dallo shaikh Elvio Arancio, della confraternita sufi Jerrahi-Halveti.
“Dio è la Luce dei cieli e della Terra. La Sua Luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, che custodisce un astro sfavillante, protetto da un vetro. Questa Luce proviene da un albero benedetto, un ulivo né d'Oriente né d'Occidente, il cui olio illumina senza che il fuoco lo tocchi. Luce su Luce. Dio guida alla sua Luce chi Egli vuole.”
Corano (Sura XXIV, 35 -An-Nûr- La Luce)
05 marzo 2007
Geografia Immaginale
Giovedì 22 marzo alle ore 21 si terrà, presso il salone incontri di Casa Martin, a Torino in via Sant'agostino 23/e, una conferenza sulla geografia immaginale dal titolo "La Terra delle Città di Smeraldo - Il Graal e la geografia immaginale", tenuta dal prof.Ezio Albrile, docente di Storia delle Religioni Misteriche presso il Cesmeo di Torino.
“Nella terra della salvezza, nella foresta della salvezza, si erge un monte solitario, la Montagna della Salvezza; il Re Titurel la cinse di mura e vi costruí un ricco castello perché fosse il Tempio del Graal: il Graal allora non aveva una sede fissa, ma vagava, invisibile, nell’aria.”
Albrecht von Scharffenberg - Der jüngerer Titurel (Il giovane Titurel)
12 gennaio 2007
Incontro sulla Pedagogia Immaginale
Giovedì 8 febbraio l'Associazione Mundus Immaginalis organizza un incontro con il professor Paolo Mottana, docente di Filosofia dell'educazione ed Ermeneutica della formazione all'Università di Milano Bicocca. L'argomento di cui si parlerà è la Pedagogia Immaginale, su cui il professor Mottana ha pubblicato, tra l'altro, il libro "L'opera dello sguardo" con l'editore Moretti&Vitali.
L'incontro si terrà a Torino alle ore 18.30 presso Casa Martin, in via S.Agostino 23/M.
"La pedagogia immaginale è orientata a far ritrovare il legame perduto con la tela di reticolari simpatie che, secondo le teorie ermetiche e alchemiche, attraversa tutte le trame dell'essere. Per fare questo coltiva l'Imaginatio vera, una facoltà che allaccia il visibile all'invisibile, consentendo l'accesso al Mondo Immaginale, una terra di mezzo fra il mondo fisico e quello spirituale. La meditazione dell'opera di autentici adepti dell'immaginale come Bonnard e Tarkovskij, e la lezione dei grandi maestri dell'immaginazione, da Bachelard a Durand, da Jung a Corbin a Hillman, permette di trasmutare lo spirituale e il materiale in una nuova feconda congiunzione."
01 gennaio 2007
Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa

Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa
Qiqajon
pagg 280, euro 20
Andrej Tarkovskij è un maestro che abbiamo perso troppo presto, lasciandoci in eredità solo nove film, i cui stessi titoli generano una vibrazione interiore. La sorgiva trascendente è da cercare nella tradizione spirituale russa trasmessa a lui attraverso la mediazione di Dostoevskij ma attinta a figure alonate di luce e santità, vere e proprie icone non solo religiose ma anche culturali. Tanto per fare un paio di nomi, pensiamo a Isacco di Ninive, vissuto nel VII sec., esponente classico dell'ascetica sira, e Simeone il nuovo Teologo, autore mistico bizantino, morto nel 1022. Basterebbe solo riferirci a quel gioiello che è Andreij Rublev, grandiosa parabola non solo della crisi di un artista (il massimo pittore di icone) ma dell'umanità in quanto tale. Nel protagonista, infatti, si raggruma l'oscuro groviglio della disperazione di fronte al male accecante del mondo.
Alla fine irromperà, scandita con il trapasso del bianco e nero al colore, la liberazione salvatica: Rublev dipingerà quella stupenda icona della trinità ora custodita a Mosca, ritrovando la fede e l'arte, la speranza e la vita, la fiducia e la bellezza. La via per gingere alla salvezza non è tanto fuori, quanto dentro di lui. Per scoprirlo gli uomini hanno bisogno di entrare in contatto con una dimensione di armonia e di bellezza. E' la liberazione della bellezza-grazia del mondo, una teofania che reca in se il divino e l'umano e che sboccia dall'amore.
In quell'immenso atlante simbolico che sono i film di Tarkovskij, a partire dall'intesa e tenera Infanzia di Ivan (1962) Salvestroni riesce a far affiorare l'intero tracciato tematico di una vita interiore e di una ricerca che reca sempre in se la stimmata di luce e di sangue della spiritualità.
Poeti americani in Italia
La luce migliore. Poeti americani in Italia.
Medusa
pagg 273, euro 19,50
Scegliere i poeti americani del Novecento nella loro frequentazione con l'Italia pone soltanto l'imbarazzo della scelta, come si può rilevare nella ricca antologia con testo a fronte. Le motivazioni del soggiorno in Italia sono svariate, dal turismo culturale alle affinità elettive, alla personale scoperta, alla rivisitazione delle proprie origini, da Ferlinghetti a Corso, a Ciardi, traduttore di Dante, in tutto una sessantina, a cominciare da Ezra Pound, per il quale l'esperienza italiana, dove visse a lungo e dove morì, appare insieme esistenziale e creativa. Dobbiamo a lui se Dante o Cavalcanti sono stati riposseduti quali poeti contemporanei.
White album
David Quantick
Revolution. Storia del White Album dei Beatles.
Il Saggiatore
pagg 190, euro 18
Delle canzoni del celebre White album (al secolo, semplicemente, The Beatles, copertina tutta bianca, unico doppio della loro carriera) ci rivela tutto un saggio di David Quantick, dal titolo Revolution . E' uno studio attento e preciso che fa capire perché questo lavoro sia così importante nella loro storia e in quella del pop più in generale. Uscì nel Novembre 1968, fortemente influenzato dal viaggio in India e dal soggiorno presso il Maharishi Mahesh. Si tratta di un disco epocale. I Beatles erano nel pieno del loro tempo. Quel suono era il suono del 1968. I Beatles forse non erano abbastanza rivoluzionari, ma quanto a genio e idee musicali non avevano rivali. "Con il White Album i Beatles - conclude giustamente Quantick - dimostrarono di essere in grado di fare qualsiasi cosa. Avevano deciso d prendere il pop e farlo proprio. E' questa l'eredità lasciata dal White Album. Aver liberato milioni di gruppi dalla tirannia del genere. Il White Album mostrò al mondo che la musica pop era a favore della contaminazione, e da allora il mondo non si è più voltato indietro".
29 dicembre 2006
Il totem del lupo
Il totem del lupo
Mondadori
pagg 653, euro 19
Sei milioni di copie vendute in Cina, pubblicazioni in corso negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania, in Francia e in Russia. Hollywood ha acquistato i diritti e produrrà un film. Le ragioni di questo successo travolgente sono molte e si intrecciano in una trama appassionante. Un lungo racconto autobiografico nascosto dietro i tormenti del giovane Chen Zhen, che nelle praterie della Mongolia scopre la sacralità e la misticità del rapporto fra le tribù erranti di pastori e i lupi padroni dell'altopiano. L'autore Lu Jiamin ha vissuto dal novembre 1967 all'ottobre 1978 nella Mongolia interna dove all'inizio, non avendo un soldo, dormiva in una tenda. Fu durante quella decennale maturazione sull'altopiano che, in solitudine, accompagnato da pochissimi libri infilati nello zaino, studiò i costumi delle popolazioni nomadi, i loro riti, il loro rispetto per la natura e per il lupo, animale totemico della prateria, "Dio senza catene" nella immensità del territorio, paziente, ribelle e coraggioso.
Ombre sulla via della seta
Colin Thubron
Ombre sulla Via della seta
Ponte alle Grazie
pagg 396, euro 18,00
I terremoti della geopolitica hanno avuto poca influenza sulla Via della Seta, né mai l'avranno. A Herat e Kabul, durante lo scontro dell'autunno 2001 fra Talebani e Alleanza filo-americana, nulla funzionava tranne il bazar. Chi percorre la Via della Seta deve sapere che tutto è durato millenni ed è finito appena l'altroieri; le ombre del passato sono lì ad aspettarti. Colin Thubron lo ha scoperto nel suo viaggio solitario alla rovescia, raccontato in Ombre sulla Via della Seta. Marco Polo controcorrente, segue il cammino del sole, va dalla terra incognita cinese fino al Mediterraneo, che gli si apre davanti una sera, con un tuffo al cuore, immensa "distesa di tuono lucente".
Epistolario
Carl Gustav Jung
Lettere
Edizioni Magi, 3 volumi
pagg 1338, euro 160
Se si conoscono la curiosità insaziabile e l'incredibile laboriosità di Jung, non desterà stupore la varietà degli interessi che queste lettere documentano, spaziando dalla epistemologia alle vicende politiche del '900, dall'impiego degli allucinogeni al significato dell'esperienza religiosa, della storia della cultura ai problemi posti dall'inseminazione artificiale, dai rapporti tra la fisica contemporanea e la psicologia alla interpretazioni dei fenomeni paranormali, dai giudizi spesso molto spregiudicati su personaggi quali Einstein, Heidegger, Joyce, Picasso ai rapporti tra Oriente e Occidente. A cui vanno ovviamente aggiunti sintesi, chiarimenti, amplificazioni relative ai temi di interesse più professionale: i rapporti con Freud, la cura dei paziente, i concetti fondamentali della psicologia analitica e, su un piano più personale, abbozzo di diagnosi, interpretazioni di sogni, consigli e suggerimenti.
Coerentemente con la varietà dei suoi interessi, i corrispondenti di Jung formano un gruppo molto eterogeneo: vi appartengono infatti psicoanalisti, storici delle religioni, fisici, matematici, teologi, letterati. Ma anche parenti, amici, ex pazienti, sconosciuti che chiedono consigli e spiegazioni. Fra gli storici delle religioni Karl Keréenyi, Mircea Eliade, Henry Corbin, Gilles Quispel, W. Y. Evans-Wantz, Richard Wilhelm, Einrich Zimmer, Daisetz Y. Suzuki.
Diario ultimo
Lalla Romano
Diario ultimo
Einaudi
pagg 164, euro 17
Arrivare a questo diario ultimo è scoprire il senso di un "sillabario estremo": Dio, l'amore, i sogni, i ricordi, la verità e la bellezza, la sottrazione e il mistero, la possibilità e la disperazione, la vita e la morte, l'enigma delle cose ultime, la bontà, la riflessione sui propri limiti.
Breviario laico
Gianfranco Ravasi
Breviario laico, 366 riflessioni giorno dopo giorno
Mondadori
pagg 416, euro 18,50
La storia umana è segnata dall'indifferenza, da una sorta di atonia morale che rende la società e la stessa terra una steppa desolata in cui uomini e donne si agitano in modo frenetico e insensato. E' per questo che diventa necessario fermarsi almeno un istante ogni giorno per ascoltare, tra le mille chiacchiere, una parola che faccia fremere la coscienza. Le pagine di questo volume distribuite sull'arco dei 366 giorni di un anno bisestile, vogliono scandire in tante e mutevoli iridescenze quella domanda. E lo fanno ogni volta attraverso una frase che echeggi nell'orecchio interiore dell'anima per tutta la giornata.
Un "Mattutino" destinato a creare un fremito che increspi la calma piatta dell'interiorità, così che la riflessioni rifiorisca, la coscienza si interroghi, la provocazione di una parola incisiva ed efficace faccia vibrare l'anima e palpitare il cuore. Si tratta di un libro di augurio, un invito all'impegno fiducioso nella vita di ogni giorno, alla lotta contro ogni superficialità, indifferenza, volgarità e banalità, contro ogni inerzia e rassegnazione.
Come leggere Florenskij
Silvano Tagliagambe
Come leggere Florenskij
Bompiani
pagg 248, euro 8,00
Scienziato di prim'ordine, Florenskij, sviluppando una originale teoria del simbolo, sin dagli inizi prese le distanze dalla pretesa di rinserrare l'esistenza nei limiti dello scientismo. Per Florenskij il simbolo non è una semplice rappresentazione o allegoria, né tanto meno un puro sogno o rimando, bensì "una realtà che è più di se stessa. E' una finestra verso un'altra essenza che non è data direttamente". Florenskij, come stella polare del suo pensiero e dalla sua azione, assume un concetto di verità legato a un tema che già Dostoevskij aveva posto al centro della propria riflessione: quello del cambiamento, della "rinascita", della capacità cioè che gli esseri umani mostrano di trovare, anche nelle situazioni più disperate e a prima vista prive di sbocchi, una via di uscita.
Limiti ed enigmi dell'universo
Jean-Pierre Luminet, Marc Lachiéze-Rey
Finito o infinito? Limiti ed enigmi dell'Universo.
Cortina
pagg 178, euro 19,00
La questione dell'infinito è presente fin dalle origini della riflessione scientifica e filosofica dei greci, nei frammenti dei presocratici come nelle pagine di Platone e di Aristotele. "Appena ci mettiamo a pensare, fa la sua comparsa l'idea dell'infinito", scrivono gli autori Luminet e Lachiéze-Rey, eppure, "ciò che è direttamente conoscibile è finito". Il loro libro si muove all'interno di questa dicotomia. Se quello che Luminet ha proposto di chiamare l'Universo chiffonné, "spiegazzato", corrispondesse alla realtà, allora l'Universo apparente sarebbe abbastanza diverso da quello fisico. Ci sarebbe una cellula di base "reale", che corrisponde allo spazio fisico reale, e poi un gran numero di "immagini fantasma nel cristallo cosmico". Immagini viste in direzioni e epoche diverse. Insomma, qualcosa come una stanza dalle pareti a specchi: se vi entriamo, la nostra immagine riflessa ripetutamente ci dà l'impressione dell'infinito in tutte le direzioni. "Uno spazio cosmico multiconnesso, in apparenza gigantesco, scrivono Luminet e Lachiéze-Rey, potrebbe cullarci in un illusione analoga", moltiplicando indefinitivamente le immagini delle sorgenti luminose.
I sei nomi della bellezza
Crispin Sartwell
I sei nomi della bellezza
Einaudi
pagg 196, euro 17,50
Da almeno un paio di secoli si è diffusa tra gli studiosi di estetica e tra gli artisti stessi un atteggiamento di sospetto nei confronti della bellezza. Per una mentalità illuministica essa ha qualcosa di miracoloso, di minacciosamente abbagliante, di troppo repentino ed eccessivo per i lenti cammini della ragione. Dall'ottocento in poi sono le arti e quindi la riflessione estetica a vedere nella bellezza qualcosa di desueto, che sta al di sotto di un'epoca che afferma il primato del concetto su quello della forma sensibile. Grazie a questo passo si assiste tuttavia non alla scomparsa dell'arte, bensì all'affiancarsi di quelle che, nel secolo scorso, furono definite le "arti non più belle". Ciò nondimeno di bellezza continuiamo a parlare. Forse ne abbiamo ancora bisogno proprio in quanto viviamo in un mondo che predilige le astrazioni; nonostante tutto l'evento miracoloso che ci restituisce la regolarità dell'essere resta un esigenza antropologica fondamentale.
Su questa necessità richiama la nostra attenzione un giovane filosofo statunitense, Crispin Sartwell, in I sei nomi della bellezza. L'esperienza estetica del mondo, un libro affascinante e ricco di suggestioni. Il libro è suddiviso in sei capitoli che riprendono i modi in cui si dice bello in sei diversi contesti linguistici e culturali: beauty, in inglese l'oggetto del desiderio: yapha, in ebraico splendore, fioritura; sundara, in sanscrito completo, santo; wabi-sabi, in giapponese umiltà, imperfezione; hozho, in navajo salute, armonia.
Che bellezza si possa dire in molti modi indica per Sartwell che il mondo è ricco di cose belle e di belle esperienze, e parlarne significa anche arricchire il loro ambito. La bellezza, sotto questa luce, si rivela come una necessità perenne e non storicamente condizionata di quell'essere che è l'uomo, a qualsiasi latitudine esso si collochi, in qualsiasi contesto culturale esso viva, in qualsiasi condizione conduca la propria esistenza.
Pensiero d'Oriente
Giuseppe Jiso Forzani
I fiori del vuoto
Bollati Boringhieri
pagg 128, euro 13
"La cultura Occidentale ha prodotto, come proprio esito attuale, dopo secoli di progetti e di elaborazioni, un modello che ha nel dominio della tecnica fine a se stessa e nell'assenza di valori fondanti di riferimento le sue più significative caratteristiche. E proprio perché privo di riferimenti ideologici chiari, il modello si adatta a qualunque atmosfera e terreno, diventando globale: ma questa pervasività non è neutra, è contaminante. Là dove il modello si instaura, modella a sua immagine la realtà.
Il rischio è che la filosofia occidentale, prigioniera dei propri schemi e del proprio linguaggio, venga ingoiata dal buco nero che ha evocato, o al massimo produca antidoti inefficaci, come il miraggio di vecchi idoli e miti rivestiti di panni moderni. Di fronte a una situazione inedita, come quella in cui l'Occidente si trova, serve una soluzione inaudita: quando un modo di pensare sembra aver raggiunto il proprio limite, bisogna imparare a pensare in modo nuovo. Un modo nuovo di pensare non si produce riciclando i vecchi schemi mentali, si forma attraverso l'incontro con diverse prospettive. La prospettiva interculturale sembra essere l'unica ad offrire la possibilità di una soluzione nuova.
L'Oriente non ha mai esasperato né la propria ricerca ontologica né quella escatologica. Nel senso che non ha mai separato la riflessione sull'essere da quella sul non essere, né quella sul fine da quella sulla ciclicità o sulla non consequenzialità lineare di principio e fine. Invece di negare, come sembra aver fatto sin dall'inizio il pensiero filosofico greco, ogni spazio di riflessione al non essere, per concentrarsi esclusivamente sul problema dell'essere, salvo rimanere poi senza fiato di fronte al baratro del nulla, il pensiero orientale non ha mai scisso essere e non essere, considerando che ciò che è costituito tale, lo è anche in virtù di tutto ciò che non è. Anzi, è molto più facile sapere e dire ciò che non sono, piuttosto che ciò che sono. Il non essere non è l'abisso del nulla che tutto nullifica, è invece costitutivo dell'essere.
Evitando accuratamente di assolutizzare sia l'essere che il non essere, l'Oriente indica la via di mezzo che l'Occidente ha forse intravisto ma non ha mai imboccato seriamente. Via di mezzo che vanifica sia l'esasperazione ontologica sia la deriva nichilista che si rivelano, alla lunga, due facce di un'unica medaglia. Il non-io non è la negazione dell'io: è la compenetrazione di negazione e affermazione (di essere e non essere, di non e di io) come costitutiva dell'identità, non solo dell'individuo ma di ogni fenomeno. "Sono ciò che sono"-"non sono ciò che non sono"-"sono ciò che non sono" - "non sono ciò che sono": queste quattro sentenze, che noi definiremmo tautologiche (le prime due) e contraddittorie (le ultime due) sono, per il pensiero orientale, vere e non vere, singolarmente e tutte insieme, allo stesso tempo. Sono indicazioni, tracce, dita che indicano la luna. Grazie alle quali l'Oriente ha potuto riflettere sul vuoto, sul nulla, sul non essere senza restare annichilito, anzi essendone profondamente arricchito. L'Occidente ha saputo invece affermare la dignità e il valore unico irripetibile di ogni singola persona. E anche questa è una traccia, un dito teso a indicare, un'ipotesi di lavoro in cui vale la pena di impegnarsi."
Giuseppe Jiso Forzani
Un mondo battuto dal vento
Jack Kerouac
Un mondo battuto dal vento
Mondadori
pagg 453, euro 17
Dalle pieghe inesauribili della beat generation scaturisce Un mondo battuto dal vento di Jack Kerouac, scelta di diari che coprono un periodo cruciale, quello tra il 1947 e il 1954. In questa autentica miniera, in larga misura intensamente confessionale, emerge soprattutto il lavoro quasi febbrile per la stesura del primo romanzo, La città e la metropoli, poi di Sulla strada, e il progetto di Il dottor Sax, una sfida piena di dubbi e di interrogativi.
Julia Kristeva
"A differenza di quello che vorrebbero farci credere, lo scontro di religioni è solo un fenomeno di superficie. Il problema di questo inizio di terzo millennio non è la guerra di religioni, ma la separazione che divide ormai coloro che vogliono rendersi conto che Dio è inconscio e coloro che preferiscono non saperlo, per godere meglio dello spettacolo che annuncia che egli esiste."
"L'Universo mediatico globalizzato sostiene con tutto il suo apparato ideativo e finanziario la seconda opzione: non volere sapere nulla ma solo vedersi promessa - e accontentarsi di avere promessa - la fruizione di un bene superiore. La situazione non ha precedenti nella storia dell'umanità. La nostra civiltà catodica, satura di seduzioni e di disillusioni, si è rivelata propizia alla fede. Ed è per questo che favorisce il ritorno o il revival delle religioni. Come esserne oggi consapevoli, senza però cullarsi in un umanitarismo strettamente razionale o in una romantica spiritualità? Io sostengo che l'alternativa alla religiosità in aumento, come al suo contrario - che è il nichilismo ottuso - venga da quei luoghi di pensiero che noi cerchiamo di fare vivere. Noi chi? Noi che apparteniamo al vasto continente delle scienze umane, per il nostro coinvolgimento nelle lingue e nella letteratura. La letteratura e la scrittura mettono alle corde il binomio metafisico ragione contro fede, intorno al quale in passato si è costituita la scolastica. Ci invitano a costruire un discorso interpretativo, critico e teorico, conseguente alle proposte delle scienze umane e sociali, che è un elemento decisivo nel costruire la rifondazione dell'umanesimo di cui abbiamo bisogno."
"Chi si espone all'esperienza letteraria e, in modo diverso ma complice, chi è attento alla posta in gioco - come noi in questo caso -, sa che la contrapposizione tra ragione e fede o tra norma e libertà non è più sostenibile se quell'essere parlante che io sono non si pensa più come dipendente da un mondo soprasensibile, e ancora meno da un mondo sensibile "dotato di un potere coercitivo". Nell'afferrare l'avventura umana, la letteratura e l'arte non costituiscono altro che un ornamento estetico, cosi come la filosofia o la psicoanalisi non pretendono di portare la salvezza. Tuttavia, ciascuna di queste esperienze , con le sue diversità, si propone come il laboratorio di nuove forme di umanesimo."
Tratto da:
Julia KristevaBisogno di credere. Un punto di vista laico.
Donzelli
pagg 149 - euro 13,50
Mani e il Manicheismo
A cura di Gherardo Gnoli
Volume I, Mani e il Manicheismo
pagg. LXXXIX - 414
Volume II,
Il mito e la dottrina. Testi copti
pagg. LXII - 350
Fondazione Lorenzo Valla - Mondadori
27 euro a volume
Mani vedeva ciò che pensava ed immaginava, e lo annunciava ai suoi, lo faceva scrivere e dipingere sulla carta. Come diceva il vangelo di Filippo, "la verità non è venuta nel mondo nuda, ma è venuta in simboli ed immagini". Secondo Mani il luminoso principio del bene aveva compiuto, ai tempi della rivelazione zoroastriana, un errore tremendo. Sconfisse il male, il principio oppposto dell'universo: ma invece di separarlo e allontanarlo da sè, lo incorporò nella propria creazione. Cosi, dopo la sconfitta, il Male rimase chiuso nel mondo del Bene, in agguato ogni notte, in ogni angolo, ai crocicchi, tentando insidiosamente le anime. Il bene non possiede né forza né potere: è dolce e mite; la sua forza consiste soltanto nell'intelligenza luminosa, che scorge da lontano le cose, le distingue e le separa. Non sconfigge il male: ma si lascia sconfiggere, ingoiare, divorare da lui, sacrificandosi alla forza della tenebra. In questo modo, il Bene intride profondamente di sé il mondo del Male, che non può fare a meno di desiderarlo, sia pure in modo impuro. Così, dopo l'apparente sconfitta, il Bene vive incarcerato nella struttura del Male. Le scintille luminose del Bene gremiscono il mondo, formando la croce di luce. La natura è imbevuta di luce: le scintille sono dovunque, nell'acqua, nella terra, e specialmente nel verde, che forma la parte più spirituale della natura. Mentre gli uomini offuscati dalla materia scorgono intorno a loro soltanto cose morte, i manichei sanno che tutte le scintille incarcerate attendono con ansia la liberazione e la redenzione. Progressivamente, attraverso un processo di purificazione e decantazione, il male viene separato ed espulso dalla creazione, e un mondo di pura luce finirà per trovarsi ricostituito.
Questa storia cosmica si ripete nel destino di ogni anima. Con la nascita l'anima cade nell'oscurità, nella quale resta prigioniera. Negli scritti manichei la caduta viene espressa con accenti dolorosi e strazianti, come in Baudelaire, Kafka e Simone Weil, questi grandi manichei della letteratura. Della luce, dove aveva vissuto alle origini, l'anima conserva un vago ricordo. Tutto, attorno a lei, è mescolanza: mescolanza impura di male e bene, di luce e tenebra. Vive chiusa nella casa oscura, dove ogni cosa è tenebra. Distratta dal luogo in cui si trova, dai suoi abitanti e usanze, cade in un profondissimo sonno: un pesante torpore, che le fa dimenticare l'identità. Ma l'anima possiede un doppio celeste: il suo specchio, la sua verità, il suo guardiano. Nel momento cruciale della vita, il doppio celeste concede all'anima la rivelazione, ricordandole da dove viene e perché è stata gettata in basso. Questa rivelazione non è amore o fede come il cristianesimo per Paolo, ma una conoscenza assoluta, una scienza di se stesso e dei misteri dell'Universo, con la quale l'anima si identifica completamente, fino a scorgere in ogni particella di sé nient'altro che conoscenza luminosa. Mani, lascia Babilonia e si sposta verso Oriente; e, dopo di lui, i missionari, i pittori ed i musicisti manichei percorreranno la palestina, l'Egitto, l'Africa settentrionale, l'Armenia, la Dalmazia, l'Italia, la Gallia, la Spagna, l'Asia Centrale e la Cina, talvolta sotto vesti taoiste e buddhiste. I missionari fanno tappa nei monasteri sparsi lungo le Vie della seta.
I manichei amano la bellezza del mondo, che intravedono specialmente in alcuni luoghi privilegiati. Amano lo splendore dei riti. Amano il bianco, le perle, le superfici bianche, le vesti candide. Amano i fiori, i profumi, la luce del sole, della luna e della via lattea. Amano i libri decorati: i colori bianco o azzurrro ultramarino, sopra i quali i pittori stendono il rosso rubino, o l'intenso verde, o l'oro, o l'azzurro dei lapislazzuli, o il rosso porpora; e amano i canti. Tutto il meraviglioso rituale manicheo è andato perduto: non conosciamo più le musiche, né le voci, né i colori degli ambienti e delle vesti, né i profumi. Abbiamo soltanto le ombre delle voci, come le parole dei bellissimi Salmi degli erranti, composti nell'Egitto di lingua Greca, verso la fine del terzo secolo che molto ricordano i salmi dell'Antico Testamento e i grandi inni zoroastriani, con il loro timbro alto e monotono, e persino gli antichi inni Egizi.